Dopo tanti anni "in cattedra" (qui sopra il mio polveroso laboratorio di discipline plastiche al liceo artistico di Piacenza), tornare alunna per qualche giorno è una sensazione meravigliosa. Certo, non puoi non condividere i problemi dell'insegnante, impegnato in dialoghi senza fine per indirizzare al meglio il lavoro di alcuni ossi duri, ma in quel momento non sono preoccupazioni tue. Ti senti leggera, senza grosse responsabilità, libera di dire cavolate senza paura di fare brutte figure... E' bello curiosare nei taccuini degli altri, e scoprire altri immaginari, figure che dalle tue mani non potranno mai uscire perchè non ti appartengono, ma ti colpiscono fortemente, e prima o poi le userai. In soli 4 giorni, a Trento, con Javier Zabala ho imparato e scoperto un sacco di cose. Ad esempio, che ho un carattere castigliano. Che "grembiule" e "proboscide" sono parole che suonano malissimo fuori dall'Italia. Che il necéssaire di un artista in viaggio può insospettire la polizia aeroportuale, ed avere tratti in comune con il narcotraffico. Che la nogalina, (o mordente tinta noce, di cui mio padre, falegname, ha sempre tessuto lodi inascoltate) ha effettivamente un colore bellissimo anche sulla carta. Che, in spagnolo, colmillo è un dente, ma non un dente qualsiasi, è un canino, ma non un canino umano, insomma Colmillo Blanco è Zanna Bianca, e non so perchè ci ho messo tanto a capirlo, dal momento che stavo disegnando lupi da un'ora.

Che è molto divertente fare ritratti a persone inesistenti.
E ho imparato anche altro, ad esempio vicende raccapriccianti in merito al Concilio di Trento. Del resto avevamo un docente speciale. Capace addirittura di muovere le orecchie. Questo però non si può imparare.